Primo post: ovvero l’ansia da incipit

1 luglio 2009 di strale

Tante cose si potrebbero scrivere in un primo post. Chi sei, chi non sei, se ci fai oppure ci sei. Si potrebbe scrivere provando a tirare fuori idee non convenzionali ma anche banali. Si potrebbe fare il tuttologo, sforzarsi di essere, a tutti i costi, brillante, trendy, up-to date, smart. Si potrebbero imbastire menate generazionali, praticare l’arte di capirsi in pochi magari elencando autori semisconosciuti, avanguardie artistiche e bla bla. Va be’, un momento: basta iniziare, no? E allora? Si vada a cominciare.

Il mio “dopo Campo Solferino 2009″

1 luglio 2009 di strale

Torno un sabato notte da Solferino. Alle 3 per la precisione. Sfogo su un letto familiare, la stanchezza accumulata in una settimana di corri, prendi la telecamera, non muoverti o viene tutto mosso e discussioni accese anche se non sterili. Steso in posizione supina, mi ritrovo a pensare all’espressione “essere un uomo tutto di un pezzo”. Ironia che descrive non una nuova consapevolezza da macho ma, appunto, il fatto che la parte inferiore del mio corpo è dolorante.  Tutta di un pezzo come quella di un pupo siciliano. Gli ultimi sei minuti di riprese mi hanno inchiodato alla riscoperta di una sostanza chiamata acido lattico. Comunque mi addormento. E la mattina arriva il bilancio. Esperienza bella perchè nuova. Nuova la possibilità di fare un notiziario web con la pressione di portare a casa il prodotto finale entro un’ inflessibile scadenza. Nuova l’opportunità di capire come funziona un certo tipo di ufficio stampa. Bello, poi, incontrare tanti giovani di paesi che altrimenti, almeno per me, esisterebbero soltanto nel ricordo di quando giocavo con la lampada-mappamondo ed era tutto “hic sunt leones” come coloro che hanno avuto la fortuna-sfortuna di nascere prima di Colombo. Meno bella la sensazione di non aver fatto qualcosa che, dal punto di vista visivo, possa essere definita originale. Nel Tg Campo Solferino, tranne poche eccezioni, ci si è attenuti al corretto manuale del buon notiziario confezionando servizi efficaci ma convenzionali. Scelte visive abbastanza scontate. “Non dovevamo fare i cineasti: non ci è stato richiesto” – penso già alle possibili obiezioni. Vero, ma osare un po’ di più sarebbe stato fattibile senza per questo atteggiarsi a Kubrick. Allo stesso modo, ci si poteva prendere un po’ più in giro tentando, nei limiti del buon gusto, interviste meno paludate e forme unite a contenuti più “disinvolti”. Malgrado queste considerazioni, giudico il lavoro svolto con e per la Croce rossa e Mezzaluna rossa più che buono. Spero che per il Giffoni film festival se ne faccia tesoro evitando, come dice qualcuno di mia conoscenza, “di fare colazione con lo smoking” o di “andare a caccia di mosche con il cannone”. A buon intenditor.